SO stare     fra
Il confine è una linea di contatto.
Linee
Le montagne disegnano ambienti, non steccati.
Punto di vista
Sentirsi e mettersi dall'altra parte.
FRAZIONI non matematiche
forse poco funzionali e invece logiche.
FRAZIONI non matematiche
forse poco funzionali e invece logiche.
FRAZIONI non matematiche
forse poco funzionali e invece logiche.
Frontiera
Dove le cose si fermano.
Possibilità
Uscire, entrare, evolvere.
Possibilità
Uscire, entrare, evolvere.
Confini
Dove le cose rigeneranti avvengono.
Confini
Dove le cose rigeneranti avvengono.

17 giugno 2017: Cronaca lieve di una gita al Monte Limidario

Riceviamo, da un amico di Confini, il racconto di un sabato di sole, di salita (e discesa) e... di incontri! Ci piace portarvi in questa storia perchè, invece di informazioni tecniche, di manuali d'uso della montagna o di carte geografiche, troviamo lo sguardo di chi l'ha scritta. Lieve sì, e anche un po' guascone. 

0014 Monte Limidario

Abito in Valdumentina da 6 anni e mi ero sempre riproposto di fare una gita sul monte Limidario 2187 mt spartiacque tra Italia e Svizzera, ad ovest del lago Maggiore.

Siamo in tre e di prima mattina lasciamo l’Italia attraverso il valico di confine di Zenna tra Maccagno e Gambarogno sulla sponda magra del lago, dopo una buona colazione italiana e l’ultimo espresso prima del confine… Ormai una tradizione per noi escursionisti verso il Ticino.

Arriviamo a Cortaccia, frazione di Brissago(ultima cittadina svizzera a sud di Locarno prima del confine col paese piemontese di Cannobio), amena località con poche case a quota 1060 m, al termine della strada asfaltata e con un bel parcheggio, riservato però ai residenti; date le pochissime auto presenti, il ns senso pratico italico ci induce a parcheggiare comunque, ma mentre siamo alle prese con allacciatura scarponi, sistemazione zaini, confronto tra vettovaglie varie…torte salate biscotti fatti in casa improbabilmente dietetiche insalate di farro e altro salamini e formaggelle di capra cappelli dimenticati dispute per l’unica racchetta disponibile con fantasiose motivazioni, arriva il ticinese doc e, con nostro stupore ci chiede con insolita gentilezza di parcheggiare più a valle nel posto pubblico onde evitare la spiacevole sorpresa d trovare al ritorno un biglietto sul parabrezza….non una multa…

A dire il vero abbiamo avuto altri incontri con ticinesi gentili…non stile quindi: taliann de m…intercalare spesso udibile oltreconfine. Specie quando ci esibiamo in numeri di acrobazia automobilistica come parcheggi con destrezza o altri reati per il sonnacchioso codice ticinese..

Scusate la proustiana lunghezza del periodo, indegna delle peggiori adolescenziali madeleine, ma qui devono emergere le sensazioni provate più che le descrizioni. E le sensazioni necessitano di emersioni pigre, come se il principio di Archimede si applicasse a cose di peso specifico molto simile al liquido dei pensieri in cui sono immerse, per cui vanno fatte risalire piano..

La salita finalmente inizia, e riprendiamo confidenza con i rudi sentieri svizzeri, che sono sì puliti e ben tenuti, ma grazie alla locale geologia, assai impervi e faticosi causa le pietre affioranti sempre nel verso contrario alla tua volontà di avanzare e che ti obbligano quasi sempre a pensare non solo dove, ma anche a come metti il piede; fortunatamente la prima parte di sentiero si snoda nel bosco al fresco e al riparo da un sole che picchia forte causa la pulizia dell’aria dovuta al vento favonio.. sbuchiamo quindi nelle prime radure a quota 1600m, primo spuntino e acqua, e inizia la salita sotto il sole, con testa avvolta nella parte bassa staccabile dei calzoni, naturalmente rossi, da trekking…. Queste improbabili kefiah (ricordate i cappelli mancanti?) ci consentono di mantenere la necessaria lucidità sulla parte alta del percorso, sempre più impervio, e che finisce con la salita di un piccolo canale dove è d’obbligo usare a volte le mani e che nel belpaese sarebbe già stato attrezzato con un cavo fisso in acciaio, ma tant’è.. Direbbero che anche questa è selezione, se non te la senti responsabilmente NON sali, sapendo che dovrai anche scendere, per cui non ci sono ragazzetti che salgono allegramente con sneakers da città e le relative fidanzate che si bloccano con strilli impauriti sulla discesa, con scene da “domenica del corriere” con il brigadiere in borghese che ‘scende’ eroicamente dal dirupo, le signorine male in arnese.. in tutti i sensi: dalle scarpe al fidanzato, alla…testa..

In cima(non in vetta, mica è il cervino) trovansi, nell’ordine: coppietta giovane sobriamente attrezzata che, egoisticamente, occupa tutto il lato sottovento del plinto della croce (questa sì di vetta, come da volontà erettile del vescovo o balivo locale); gruppo di escursionisti di lingua schwizer dutsch (pronunciasi come scritto, o meglio: scritto come pronunciasi)con alcuni piedi nudi, visibilmente martoriati da severe calzature nuove e debitamente rigide, improvvisati fotografi con ogni tipo di smartphone e manco una buona Leica, anche di quelle moderne, che almeno quando fotografi il cielo non ti sembri una polenta taragna blu; turista solitario ultrasettantenne, che attacca bottone con i miei soci che restano ad ascoltare il resoconto di viaggi oltreoceano in Valli della Morte e parchi, canyon, città della California e del Nevada altrettanto mortali…. Inizia la discesa dopo spuntino e pennica di ..vetta. . E già troviamo il nostro compagno di una certa età che dopo aver debitamente disceso il dirupo in direzione ovest, anziché seguire il sentiero che piega in piano verso sud a mezzacosta, continua a scendere allegramente gli sfasciumi verso il precipizio che lo porterebbe in breve (in volo) verso Malesco in val Vigezzo. A questo punto l’animo da soccorritore di uno di noi riesce ad agguantarlo in tempo e a riportarlo verso il sentiero della “Capanna Al Legn”, dove pensiamo ancora si trovi a bere birra e mangiar polenta e cinghiale o cervo in attesa di precise indicazioni per la discesa a valle. La testa, e non solo le gambe, servono… Ma molti pensano: finche’ vado, vado. E non, finche’ mi oriento, vado… Da cui la cronache piene di escursionisti anziani scivolati o persi…ma molti purtroppo erano già persi prima di partire…riflettano!.

Ah già che stupido, come si fa senza testa?

La discesa si sente nelle giunture, l’aria si fa sempre più calda ma per fortuna non afosa grazie al vento da nord, i piedi danno segni di insofferenza a voler esser messi in posizioni strane e le pietre di prima sembrano essersi girate in direzione sempre contraria all’umano incedere..

Ci sarà un modo di prenderle di sorpresa? Magari cambiando orari..

L’auto infuocata ci attende…lunga e diritta correva la strada.. no, questo era Guccini…

Ma riusciamo ad arrivare a Maccagno e a saccheggiare di birre medie il bar del lido e seguire le evoluzioni di surfisti, laseristi, kitesurfisti e altri marinai di lago all’ombra, ma con un venticello secco che sembra provenire da una fonderia(aahh la bassa quota..).